Antropometria, paramorfismi e dismorfismi

La determinazione del proprio biotipo deve avvenire tramite diverse analisi valutative e misurazioni.

La determinazione biomorfologica è essenziale per assegnare il lavoro in palestra, l’alimentazione piu’ adatta e l’integrazione più efficiente. 

 

antropometria


 

BIOTIPI

antropometria

 

somatotipi


 

PLICOMETRIA

plicometria

 

plicometria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La plicometria è una metodica che consente di stimare il quantitativo di tessuto adiposo mediante la misurazione dello spessore della plica cutanea effettuato mediante uno speciale calibro denominato plicometro.

Tale metodica è basata sul razionale che la quota adiposa sottocutanea rappresenti una quota costante del quantitativo presente nell’intero organismo (si stima il 50% circa), mediante la sua misurazione quindi con l’ausilio di specifiche equazioni ci si propone l’obbiettivo di stimare la % di FAT e per differenza quella di FFM.

Esistono diverse metodiche, che prevedono l’utilizzo di una o più pliche in diversi distretti

plicometria

 

UTILIZZO DEL PLICOMETRO

Regole da considerare quando si utilizza un plicometro:

Individuare e rilevare i punti di repere con protocolli codificati e facilmente ripetibili;

Ad esempio nei protocolli di behnke e Wilmore si raccomanda il rilevamento delle pliche addominali in maniera orizzontale adiacente l’ombelico, mentre Jackson e Pollock raccomandano lo stesso rilevamento in posizione verticale, posto a 2 cm lateralmente l’ombelico.

I punti generalmente utilizzati sono:

  1. Petto
  2. Tricipite
  3. Cresta illiaca
  4. Addome
  5. Coscia

I vari sistemi elaborati praticano da 2 a 12 pliche, ma non si differenziano in maniera significativa nei risultati, mentre potrebbe aumentare l’errore cumulativo; mediamente si pratica un sistema plicometrico da 4 a 7 pliche.

Si rende necessario un grande impegno di tempo per arrivare ad una pratica corretta nell’uso del plicometro; le seguenti procedure standard aumenteranno l’accuratezza e la precisione della metodica.

  1. Svolgere i rilievi sulla parte destra del corpo.
  2. Identificare, misurare e segnare con attenzione le pliche, evidenziandole con una matita dermografica.
  3. Fare i rilievi in ordine di rotazione, piuttosto che in modo consecutivo.
  4. Afferrare il plicometro tra il pollice e l’indice della mano destra.
  5. Tirare la plica 1 cm sopra il sito da misurare, con il pollice e l’indice della mano sinistra; più è spesso il tessuto adiposo, più grande sarà la separazione tra le due dita che trattengono la plica. Nel caso di individui obesi o muscolosi potrebbe non essere così facile “scollare” il tessuto adiposo dal tessuto muscolare, in questi casi è consigliabile utilizzare valori su siti più facili da misurare, dove il grasso è meno presente.
  6. Mantenere lo spessore sollevato durante il rilevamento, leggere il dato entro i 5 secondi.
  7. Posizionare le estremità del plicometro in maniera perpendicolare alla plica.
  8. Fare un minimo di 2 rilievi per ogni plica (a circuito).
  9. Non misurare le pliche dopo un allenamento o nel caso delle donne durante il ciclo mestruale, perché le variazioni dei fluidi potrebbero incidere sulla valutazione.

 


 

MODELLO PLURICOMPARTIMENTALE

Utilizzando un modello bicompartimentale il corpo umano viene schematicamente diviso in massa grassa e massa libera dal grasso.

Continuando nell’analisi, a questo punto è possibile cercare di misurare le varie componenti della massa magra, in particolare quelle che possono interessarci nella programmazione.

Considerando che nell’ uomo normale circa l’80% del suo peso è rappresentato dalla massa magra, avremo un contenuto del 72%-74% di fluidi in questo distretto.

Nel modello tricompartimentale la massa magra viene suddivisa in massa intra ed extra-cellulare.

Massa extra-cellulare:

Componente che include i tessuti extra cellulari quindi: plasma, i fluidi interstiziali (l’acqua extracellulare), l’acqua transcellulare (fluido cerebrospinae, fluidi articolari), i tendini, il derma, il collagene, l’elastina e lo scheletro.

Massa intra-cellulare:

Rappresenta in sostanza il totale della massa vitale dell’organismo, in grado di consumare ossigeno e produrre CO2. Nell’uomo sano dovrebbe aggirarsi circa sul 40% del peso corporeo. Durante una dieta rigida, spesso il calo di peso è associato alla sua diminuzione, a  causa del basso apporto calorico.

Acqua totale:

L’acqua è il maggior componente dell’organismo, per questo la corretta determinazione, in percentuale e in litri, costituisce la base per stimare i parametri di forma fisica.

I valori ottimali di riferimento per questo parametro variano con l’età e il sesso; è ampiamente dimostrato che durante una dieta inadeguata il primo elemento che varia è l’acqua. Normalmente costituisce circa il 60 % del peso corporeo di un uomo adulto, ma questo valore, che è maggiore nei bambini, risulta essere più basso nelle donne e negli obesi, per il maggiore contenuto di adipe, che è praticamente anidro.

Acqua extra-cellulare:

Nel compartimento Extracellulare rientrano il plasma, la linfa, la saliva, i compartimenti liquidi dell’occhio, i succhi digestivi, il sudore, il liquido cefalorachidiano e il liquido dello spazio che circonda le cellule. La maggior parte del liquido perso con il sudore proviene dal comparto Extracellulare, in particolare dal plasma. Quasi nella totalità dei casi le variazioni dell’acqua corporea avvengono in questo compartimento, mentre le variazioni in più o in meno del compartimento Intracellulare sono nell’ordine di + o – 5 %. Una variazione superiore potrebbe causare danni alla massa cellulare stessa


IMPEDENZIOMETRIA BIOLETTRICA

Impedenziometria

 

La bioimedenziometria è una metodica che valuta la composizione corporea analizzando la risposta dell’organismo alla somministrazione di una micro corrente alternata.

Considerando che la FFM (free fat mass) contiene la maggior parte dei fluidi e degli elettroliti presenti nell’organismo, mostrerà una conducibilità elettrica superiore rispetto alla massa grassa (FAT).

impedenziometria

 

  • Non fidatevi di strumenti di impedenza che vengono venduti per identificare essenzialmente la massa magra, perché questo sistema non è stato elaborato per questo, ma per misurare l’acqua e la massa cellulare.

     

IL RACHIDE

il rachide

 

Il rachide funzionalmente si trova a dover soddisfare due esigenze piuttosto difficili da soddisfare contemporaneamente:

1.Rigidità: Per il supporto dei carichi in quanto principale asse corporeo e per la protezione del midollo spinale.

2.Flessibilità: Per consentire tutta la gamma di movimenti dipendenti direttamente o indirettamente dal rachide.

In base all’entità delle curve, il rachide può essere suddiviso in:

  • Rachide cervicale (7 vertebre cervicali)
  • Rachide dorsale (12 vertebre dorsali o toraciche)
  • Rachide lombare (5 vertebre lombari)
  • Osso sacro (5 vertebre sacrali fuse tra di loro a formare l’osso sacro)
  • Coccige (4-5 vertebre coccigee fuse tra di loro a formare il coccige)

 

STRUTTURA DEL RACHIDE:

Il rachide strutturalmente è formato da un’insieme di ossa corte (aventi cioè le tre dimensioni molto simili) sovrapposte. Dal punto di vista istologico sono formate esternamente da un manicotto di osso compatto che racchiude uno strato più importante di osso spugnoso. Le vertebre sovrapposte vengono mantenute in continuità da delle strutture connettivali dette dischi intervertebrali costituiti da diversi strati di tessuto connettivo fibroso denso, con le fibre disposte secondo un diverso orientamento per conferire maggiore resistenza che contiene al suo interno una struttura di natura gelatinosa definita “nucleo polposo” con la funzione di “snodo ammortizzante”

il rachide

 


 

PARAMORFISMI E DISMORFISMI DEL RACHIDE

  • PARAMORFISMO: Atteggiamento posturale scorretto dovuto prevalentemente a squilibri muscolo-legamentosi. Tale atteggiamento se protratto nel tempo in organismi in accrescimento può portare ad un’alterazione strutturale, divenendo irreversibile configurando di fatto un dismorfismo.
  • DISMORFISMO: Alterazione morfologica composta delle strutture ossee generalmente irreversibile che nel tempo può tendere a peggiorare. Può derivare dalla cronicizzazione di un paramorfismo.

paramorfismi e disfmorfismi

 



PRINCIPALI PARAMORFISMI E DISMORFISMI:

IPERCIFOSI

Le principali alterazioni che si riscontrano a livello del rachide possono implicare un aumento o una riduzione delle curve fisiologiche o la formazione di una “curvatura laterale” anomala derivata o da una flesso-rotazione del rachide (paramorfismo) o da una deformità ossea strutturata (dismorfismo).

ipercifosi

  • Muscoli extra-rotatori dell’omero: delt. Posteriore, trapezio, tricipite capo lungo, piccolo rotondo, sovraspinoso, sottospinoso (L-Fly).
  • Muscoli intra-rotatori dell’omero: Gran dorsale, gran pettorale, delt. Anteriore, bicipite capo lungo, sottoscapolare, grande rotondo.

 IPERLORDOSI

iperlordosi

Muscoli retro-versori del bacino: Ischiocrurali, grande adduttore, gluteo, retto addominale, obliquo esterno,obliquo interno,trasverso

Muscoli antero-versori del bacino: Ileo-psoas, retto del femore, sartorio, tensore della fascia lata. Lombari, adduttori piccolo e medio

 

iperlordosi


SCOLIOSI

scogliosi

La scoliosi è una deformazione antero-posteriore in lordosi, generata da un movimento di torsione.

Parlando di deformazione si rientra a pieno titolo nella casistica dei dismorfismi.

Questo particolare dismorfismo pur manifestandosi sui tre piani, risulta identificabile già sul piano frontale.

 

ATTEGGIAMENTO SCOLIOTICO

atteggiamento scogliotico

Atteggiamento scoliotico: L’atteggiamento scoliotico è una condizione posturale del rachide nel compenso di condizioni come per esempio:

  • Difetti della vista
  • Eterometria (differenza di lunghezza degli arti inferiori)
  • Difetti morfologici e funzionali dell’arto inferiore
  • Alterazioni del cingolo scapolo-omerale

Il rachide non presenta in queste casistiche ne rotazioni ne alterazioni morfologiche a livello vertebrale. 

 

Dato che la scoliosi in quanto dismorfismo implica alterazioni morfologiche e strutturali a carico del rachide il peggiore periodo è quello dello sviluppo, in cui gli squilibri presenti e in particolare la loro evoluzione possono causare notevoli problemi allo sviluppo dell’intero organismo, a volte raggiungendo entità drammatiche che richiedono intervento ortopedico e/o chirurgico.

Non esistono al momento procedure o pratiche in grado di portare alla completa guarigione del soggetto, nella migliore delle ipotesi se ne rallenta l’evoluzione o se ne limitano le conseguenze.

scogliosi

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